Antropologia culturale

Bibliografia di studio

Che cos'è l'antropologia culturale? Marco Aime prova a spiegare chi è e cosa fa un antropologo oggi, rovesciando gli approcci teorici tradizionali. In effetti la natura dell'antropologia non è più così definita: di popoli sconosciuti da studiare ce ne sono sempre meno, i confini tra l'Occidente e il cosiddetto Sud del mondo sono sempre più labili, i paradigmi del secolo scorso sono crollati e l'antropologo si trova ad affrontare problematiche sempre nuove, i terreni di ricerca sono mutati e in molti casi gli studiosi sono tornati a casa, occupandosi di eventi culturali vicini, contaminandosi con altri saperi. La purezza, così come l'oggettività, non è più una virtù. Ai quattro angoli del mondo come sotto casa propria, l'antropologo osserva, guarda, ascolta, assaggia, tocca, annusa. Il suo sapere si costruisce su basi sensoriali, prima di arrivare a tradursi in teorie e modelli. Sul terreno, egli non vede strutture, società, politica, economia, ma gente che si incontra, parla, combatte, si scambia oggetti, produce, costruisce, mangia, si organizza, prega, vive. Perciò questo libro ha una scansione percettiva: parte dall'osservazione concreta di quanto è sotto gli occhi di tutti, per arrivare solo alla fine ai costrutti teorici più ampi di un mondo intricato e affascinante. 

Centomila anni fa almeno sei specie di umani abitavano la Terra. Erano animali insignificanti, il cui impatto sul pianeta non era superiore a quello di gorilla, lucciole o meduse. Oggi sulla terra c'è una sola specie di umani. Noi: Homo sapiens. E siamo i signori del pianeta. Il segreto del nostro successo è l'immaginazione. Siamo gli unici animali capaci di parlare di cose che esistono solo nelle nostre fantasie: come le divinità, le nazioni, le leggi e i soldi. "Sapiens. Da animali a dèi" spiega come ci siamo associati per creare città, regni e imperi; come abbiamo costruito la fiducia nei soldi, nei libri e nelle leggi; come ci siamo ritrovati schiavi della burocrazia, del consumismo e della ricerca della felicità. 

Questa terza edizione di "Storia dell'antropologia" è stata in gran parte riscritta alla luce delle prospettive critiche che, negli ultimi due decenni, hanno contribuito a riformulare la lettura degli sviluppi di questa disciplina. Si sofferma sulle principali opzioni teoriche della storia degli studi etno-antropologici, ricostruendo i contesti storici, sociali e culturali dalla loro comparsa e attualizzandone al tempo stesso i contenuti e gli strumenti d'indagine. L'antropologia culturale è un sapere dotato di una sua "profondità storica" che merita di essere conosciuta e rivisitata per comprendere non solo i fondamenti teorici ed epistemologici del ragionamento antropologico così come quest'ultimo ha preso forma nel tempo, ma anche per trarre, da tali fondamenti, gli strumenti per una necessaria riflessione sulla complessità contemporanea. L'antropologia merita infatti l'attenzione di tutti quanti sono destinati a vivere in una dimensione sempre più "planetaria". Le novità introdotte: lo sviluppo di nuovi temi della critica sedimentati negli anni Duemila, tra i quali i nuovi "paradigmi" dell'incorporazione, della violenza strutturale e della "surmodernità", l'influenza dei "Cultural Studies" e di altre discipline limitrofe, l'arricchimento dei brani antologici e dell'apparato iconografico, la trattazione di nuovi temi riguardanti gli sviluppi dell'etnografia e della metodologia etnografica.

"Antropologia culturale" di Emily A. Schultz e Robert H. Lavenda, 

La terza edizione italiana di "Antropologia culturale" si inserisce in un contesto in cui i processi della globalizzazione fanno ormai parte della quotidianità: le mappature satellitari globali fotografano tutto ciò che si trova sulla superficie della Terra, mentre le comunicazioni globali permettono a persone che si trovano ai capi opposti del pianeta di comunicare in tempo reale. In questo mondo sorvegliato si muovono anche le persone, come i migranti e i turisti, e gli incontri interculturali che mettono in relazione le differenze diventano sempre più comuni. L'antropologia gode di una prospettiva privilegiata per esplorare questo tipo di incontri e la globalizzazione non rappresenta più un nuovo orientamento teorico, ma un fenomeno ormai riconosciuto in campo antropologico. "Antropologia culturale" si articola in cinque parti. Gli strumenti dell'antropologia culturale tratta il concetto di cultura, la ricerca etnografica sul campo, la storia e la spiegazione della diversità culturale. Le risorse della cultura affronta questioni di importanza centrale relative alla creatività umana e ai suoi prodotti: il linguaggio, il gioco, l'arte, il mito e i rituali, la religione e la visione del mondo. L'organizzazione della vita materiale è dedicata al potere e a come la creatività culturale umana può essere incanalata e circoscritta da vincoli politici ed economici; i sistemi di relazioni si concentra sull'organizzazione dell'interdipendenza umana. 

In modo diretto e concreto, Francesco Remotti conduce il lettore nel complesso e ricco mondo dell'antropologia attraverso i grandi continenti, dall'Africa all'America e all'Oceania, descrivendo usanze, riti e forme di umanità. Francesco Remotti è docente di Antropologia culturale presso la facoltà di Lettere e filosofia dell'Università di Torino. 

Questa nuova edizione degli Elementi, ampiamente riveduta e aggiornata, costituisce un'introduzione agli studi antropologici da cui i lettori, e gli studenti in particolare, possono trarre utili indicazioni sullo "stato dell'arte" dell'antropologia contemporanea. 

Opera decisiva nello sviluppo della cultura occidentale del secondo Novecento, "Antropologia strutturale" causò, al suo apparire nel 1958, una rivoluzione copernicana nel campo delle scienze sociali, e ancora oggi rappresenta uno spartiacque evidente nella riflessione sul linguaggio, la religione e il mito, l'arte, e soprattutto sul concetto di struttura: nella certezza che anche tra gli uomini esistano costanti universali, compito dell'antropologia è non solo ricercare la ragione di queste costanti, ma soprattutto sondare il sistema di regole inconsce che condizionano tutti i comportamenti umani. L'antropologo può essere allora accostato, come scrive Lévi-Strauss in una pagina rimasta celebre, a un astronomo, cui spetta di trovare un senso unico a configurazioni molto diverse, per ordine di grandezza e lontananza, da quelle immediatamente vicine all'osservatore. Esercizio di convinto, radicale prospettivismo, la ricerca antropologica - nel suo aspetto tanto di elaborazione teorica, quanto di indagine sul campo - sussume in sé linguistica, sociologia, etnologia, e analizza la vita sociale come un sistema in cui tutti gli aspetti sono organicamente connessi. A quasi cinquant'anni dalla prima pubblicazione italiana, il Saggiatore ripropone quest'opera capitale in cui Lévi-Strauss ha saputo coniugare la chiarezza di intenti e la forza affabulatoria dei grandi etnologi e mitografi del passato.

"Antropologia culturale. I temi fondamentali" di S. Allovio e R. Ciabarri

Il testo tornisce una panoramica introduttiva all'antropologia culturale e ai dibattiti contemporanei che caratterizzano questa disciplina attraverso una serie di parole-chiave: cultura/culture, comparazione/etnografia, percezione/conoscenza, cosmologie/sociologie, identità/appartenenze, mobilità/migrazioni, globalizzazione, diversità e relativismo. Questi temi sono presentati nella forma di una selezione antologica di brani di importanti autori italiani e stranieri, tra i quali Lila Abu-Lughod, Jean-Loup Amselle, Arjun Appadurai, Philippe Descola, Ugo Fabietti, Maurice Godelier, Tim Ingold, Aihwa Ong, Leonardo Piasere, Francesco Remotti. Il testo è rivolto a un vasto pubblico di lettori interessati a comprendere il mondo contemporaneo sempre più interconnesso e interculturale. L'indice è strutturato in modo da poter essere funzionale ai corsi universitari e ai percorsi di formazione e aggiornamento degli insegnanti delle scuole superiori. 

Il manuale, qui presentato in una nuova edizione arricchita, offre un quadro d'insieme dell'antropologia culturale, illustrandone metodo, teoria e linguaggi. L'approccio privilegia la focalizzazione sui nodi problematici e sulle categorie interpretative che fanno dell'antropologia uno strumento di riflessione fondamentale per la comprensione del mondo contemporaneo. 

Che cosa fa un antropologo in città? Pixel, la risposta a ogni esigenza di sapere. 

Nell'"Antropologia" Immanuel Kant riordina la mole immensa di materiali di carattere storico e antropologico raccolti nell'arco di un'intera vita. Opera a lungo trascurata, si tratta in realtà di una tappa decisiva di un'epoca che stava per convertire le domande fondamentali della storia della metafisica, della gnoseologia, della morale e della religione in quella che per Kant era ormai diventata la domanda essenziale: Che cos'è l'uomo? Si inaugurava cosi la nostra modernità filosofica, che vedrà nell'uomo non solo l'origine e il fondamento di ogni sapere, ma anche la ragion d'essere e il principio di ogni trasformazione del mondo e di ogni intervento su di esso. L'antropologia kantiana indaga infatti l'uomo come essere sociale trasformato dalle istituzioni, al fine di svilupparne le attitudini, dotarlo di costumi, rafforzarne le facoltà, disciplinarne la volontà, orientarne i desideri e governarne la libertà. Michel Foucault incontra I''Antropologia" di Kant verso la fine degli anni cinquanta, facendone l'oggetto della sua tesi complementare, costituita dalla traduzione del testo kantiano, accompagnata da un lavoro di annotazione e dal testo che funge da introduzione.