Il vero libro sacro
Quando si parla di libro sacro, si pensa spesso a testi antichi, parole rivelate, insegnamenti tramandati da Maestri che hanno illuminato l'umanità. Eppure, il libro sacro per eccellenza non è fatto di carta né di inchiostro: è l'essere umano stesso, così come la natura e l'universo. In ciascuno di essi è scritta una sapienza vivente, un linguaggio che parla direttamente all'anima di chi sa ascoltare.

Comprendere i libri sacri non è mai stato semplice. La storia lo dimostra: troppi fraintendimenti, troppe interpretazioni parziali hanno oscurato il senso profondo di quei testi che miravano, in realtà, a risvegliare la coscienza. Eppure, al di là dei dogmi e delle forme, ciò che chiamiamo religione ha sempre avuto un compito nobile: ricollegare l'essere umano al principio divino, alle leggi vive dell'universo.
Oggi, tuttavia, la religione non gode di buona fama. Viene percepita come un retaggio del passato, qualcosa da cui emanciparsi; ma questo allontanamento nasconde un pericolo più grande: quello di recidere il legame con le dimensioni sottili della vita, con la presenza invisibile che sostiene il visibile. Così, l'umanità rischia di chiudersi in un solo mondo, quello materiale, dimenticando che senza il respiro dello spirito, anche la materia perde luce e significato.
La religione, nel suo senso più autentico, non è un'istituzione né una dottrina. E' un principio vivente, un movimento dell'anima verso ciò che è superiore. E' il filo che unisce l'essere umano al mistero, al cosmo, all'eternità.
Le religioni possono aver fallito, possono aver tradito la loro missione, ma la religione come principio divino rimane intatta, pura, luminosa, immutabile.
Essere religiosi, nel senso più profondo, non significa appartenere a una fede, ma riconoscere il sacro in ogni cosa: in un volto, in un albero, in una stella, in un gesto di amore.
E' sapere che tutto ciò che vive è un frammento del grande libro universale, e che ogni pagina di quel libro parla di noi. La religione, dunque, non è solo un'eredità del passato: è la condizione essenziale per respirare con l'universo.
Perché non si può vivere davvero senza il contatto con ciò che è eterno, e senza la memoria del divino che abita in noi.
