Paolo di Tarso

26.02.2020

Paolo di Tarso nacque intorno al 5 d.C. a Tarso, città greca della Cilicia, da una famiglia ebrea aristocratica.

Come molti giudei di formazione ellenistica aveva due nomi:

  • Saul, il nome ebraico che significa "invocato".
  • Paolo il nome occidentale che significa "piccolo".

Paolo ebbe una educazione accurata, non solo riguardo all'ebraismo, ma anche nella conoscenza della cultura greca. 

Avrebbe esercitato il mestiere di mercante, occupazione che gli permise di vivere autonomamente a Corinto. 

Da giovane, come narrano gli Atti degli Apostoli, fu un persecutore dei cristiani, partecipando persino al martirio di Santo Stefano

Durante un viaggio verso Damasco (nel 34 d.C) gli apparve Cristo resuscitato. In seguito a questa apparizione Paolo si convertì. Iniziò allora un'opera instancabile di apostolato e di fondazione di comunità cristiane, attraverso una serie di viaggi che lo portarono in Asia Minore, Macedonia, ad Atene, a Corinto e ad Efeso. Durante questi viaggi scrisse le Epistole, incluse poi nel Nuovo Testamento.

Tornato a Gerusalemme, nel 60 circa, venne arrestato nel corso di scontri con gli ebrei ma, in quanto cittadino romano, rivendicò il diritto di essere giudicato a Roma, dove fu processato, condannato e messo a morte (64-67 d.C.).

Il ritratto fisico di Saul è tracciato nell'Apocrifo (Atti di Paolo e di Tecla), testimonianza della pietà popolare alla fine del II° secolo: "Era un uomo di bassa statura, la testa calva e le gambe storte, le sopracciglia congiunte, il naso alquanto sporgente, pieno di amabilità; a volte, infatti, aveva le sembianze di un uomo, a volte l'aspetto di un angelo".

Risalgono al IV° secolo i ritratti iconografici a noi giunti. 

Vi è l'espressa intenzione di rappresentare Paolo con la barba, quale simbolo di forza
Vi è l'espressa intenzione di rappresentare Paolo con la barba, quale simbolo di forza

Per quanto riguarda il suo temperamento, oggi gli psicologi lo classificherebbero come un passionale, un emotivo attivo secondario, cioè il carattere più completo.

L'ambiente in cui cresce è quello tipicamente urbano. Nelle Epistole, infatti, usa paragoni caratteristici di un cittadino della Tarso di allora: stadio, teatro, tribunali, edilizia, artigianato, commercio, navigazione, vita militare.

Le fonti documentarie alle quali attingere notizie di Paolo fanno di lui la figura più nota, chiara e viva nella Chiesa delle origini. 

I biblisti più recenti ne distinguono tre tipi:

  1. Le 7 lettere autentiche (Prima Lettera ai Tessalonicesi, Prima Lettera ai Corinzi, Seconda lettera ai Corinzi, Lettera ai Filippesi, Lettera a Filemone, Lettera ai Galati, Lettera ai Romani) sono le più interessanti, scritte da Paolo nei primi anni 50 del I° secolo, riflettono maggiormente la sua personalità umana e teologica, oltre che letteraria.
  2. Le 6 lettere di tradizione paolina (Seconda Lettera ai Tessalonicesi, Lettera ai Colossesi, Lettera agli Efesini, Prima Lettera a Timoteo, Seconda Lettera a Timoteo, Lettera a Tito), sono attribuite a varie figure di discepoli posteriori il cui pensiero, però, rispecchiava fedelmente il pensiero del maestro.
  3. Gli Atti degli Apostoli che, a partire dal capitolo 13, sono gli Atti di Paolo, dalla conversione sulla strada di Damasco fino al suo arrivo a Roma come prigioniero.
I TRE GRANDI VIAGGI

Primo Viaggio (45-49 d.C.) 

E' compiuto in compagnia di Barnaba. Entrambi sono stati scelti e inviati da una manifestazione particolare dello Spirito alla comunità di Antiochia in preghiera (Atti 13,2-3). 

I due missionari percorrono tutta l'isola di Cipro (patria di Barnaba), salpano da Pafos per approdare a Perge, a sud-est dell'Anatolia, dove il collaboratore Marco li lascia per tornare a Gerusalemme.

Giungono ad Antiochia di Pisidia, in Asia Minore, l'attuale Turchia centro-occidentale. Qui Paolo prende la parola in una riunione di sabato in sinagoga, per pronunciare una sorta di discorso inaugurale e ben accolto, dove si ritrovano tutti i temi della sua predicazione ai giudei (Atti, 13,16-43). Il sabato seguente, tuttavia, Paolo viene duramente contestato e lui annuncia che si rivolgerà ai pagani.

Partiti da Antiochia, Paolo e Barnaba si mettono in viaggio per Iconio, ma da lì vengono costretti a partire per Listri. In questi luoghi avviene il miracolo della guarigione di un paralitico e la folla scambia Barnaba per Giove, il padre degli dei, e Paolo per Mercurio, che degli dei era il portavoce. Nonostante ciò, istigati dai giudei giunti da Antiochia, Paolo venne lapidato. Sempre in compagnia di Barnaba, si rifugia a Derbe, poi ritorna dapprima a Listri, poi a Iconio ed ancora ad Antiochia. Si inoltrano poi nella Pisidia e raggiungono Perge in Panfilia, poi scendendo in Attilia. Da qui, fanno vela per Antiochia di Siria, da dove erano partiti e riferiscono che, per mezzo di loro, Dio aveva aperto ai pagani la porta della fede.

Le stesse sono mandati a testimoniare a Gerusalemme, dove faranno ritorno, portando la notizia che il primo Concilio aveva approvato la predicazione ai pagani. 


Secondo Viaggio (49-52 d.C.)

Sul punto di ripartire Paolo e Barnaba si separano.

Paolo si rifiuta di portare con sè Marco che salpa invece con Barnaba. Paolo va a Sila in Asia Minore a vedere come stanno le Chiese fondate nel primo viaggio.

A Listri si aggrega Timoteo, di padre greco e che sarà tanto caro a Paolo. 

Docili allo Spirito, dopo aver attraversato la Frigia ed evangelizzato la Galazia, rinunciano ad entrare nella provincia di Asia e della Bitinia, costeggiano la Misia e scendono a Troade, nel nord-ovest dell'attuale Turchia.

Qui Paolo ha la visione notturna del Macedone che lo supplica: "Passa in Macedonia e aiutaci!".

Quindi si dirigono verso Samotracia e Neapoli; di qui a Filippi, colonia romana ormai città latina del primo distretto della provincia macedone.

Battezzano Lidia, commerciante di porpora incontrata durante una riunione di preghiera lungo il fiume, e ne accettano l'ospitalità, ma vengono bastonati e incarcerati, in seguito alla denuncia fatta da una schiava indovina. Durante la notte vengono liberati a causa di un terremoto. Temendo la punizione da parte dei magistrati, il disperato carceriere tenta il suicidio, ma Paolo lo dissuade e battezza tutta la famiglia. Saputo poi che Paolo e Sila sono cittadini romani, le autorità li rimettono in libertà. Li crescerà la comunità dei Filippesi a cui Paolo invierà la lettera conosciuta come lettera della gioia e dell'affetto.

Da qui giungono a Tessalonica, dove convertono molti greci. Presi da gelosia, i giudei li denunciano presso le autorità pagane, coinvolgendo pure Giasone che li aveva ospitati.
Partono quindi di notte e si recano a Berea, centro portuale della Macedonia. Anche qui faranno proselitismo e verranno cacciati e accompagnati ad Atene.

Per quanto devastata dai romani nel 146 a.C., Atene era pur sempre la capitale della sapienza, dell'arte e della democrazia, anche senza lo splendore dei secoli V e IV a.C.

È ad Atene che Luca racconta dell'annuncio di Paolo sul Cristo Risorto.

Da lì parte per Corinto, capitale della provincia romanda dell'Acaia. Qui Paolo troverà ospitalità presso i coniugi Aquila e Priscilla, della comunità giudaica, provenienti da Roma, da dove nel 49-50 d.C. l'imperatore Claudio aveva allontanato tutti i giudei. Sopraggiunti Sila e Timoteo, danno inizio alla predicazione e Paolo scrive le due lettere a Corinto.

In compagni di Aquila e Priscilla, s'imbarca per la Siria e giunge a Efeso (Smirne), da dove riparte per Cesarea. Ha quindi modo di "salutare la Chiesa di Gerusalemme" per poi raggiungere Antiochia e poi di ripartire per la Galazia e infine per la Frigia. 

Terzo Viaggio (52-57 d.C.)

Con i mezzi di allora Paolo percorre circa 3000 km.

Prima in Galazia e Frigia, poi a Efeso, dove Paolo "nel nome del Signore Gesù" dona la confermazione con l'imposizione delle mani a 12 discepoli che avevano ricevuto soltanto il battesimo penitenziale di Giovanni il Battista, senza aver mai sentito parlare di Spirito Santo.

Dopo essersi recato a Corinto per tre mesi invernali, Paolo ritorna a Efeso e poi riparte di nuovo per Antiochia. Salpa poi per Mitilene e Samo e poi per Mileto.

Nel 58 d.C. riparte per Gerusalemme dove verrà riconosciuto e incarcerato da Mnasone di Cipro.


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